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<em>In un comunicato, Roberto Bennati, vicepresidente Lav, sostiene che le nostre istituzioni, e non più soltanto noi animalisti, non possono più tollerare queste stragi e hanno il dovere di intervenire per garantire l’incolumità dei cavalli costretti a correre nei palii nazionali e degli altri animali involontari protagonisti di pericolose feste paesane.</em>

Non riteniamo coerente nè civile che in Italia sia più semplice ottenere la condanna di chi maltratta o uccide un cane o un gatto piuttosto che un cavallo costretto a correre su una pista inadatta o persino dopato, nè che le disposizioni del Codice penale in materia di maltrattamenti non possano essere applicate alle manifestazioni storiche e culturali autorizzate dalla regione competente.

Per Bennati, ferire e mandare a morte cavalli in nome di tradizioni e per il pubblico divertimento, è grave quanto abbandonare, maltrattare o uccidere un cane o un altro animale: nel caso dei palii si tratta di violenze prevedibili a causa delle caratteristiche della corsa, non di incidenti da attribuire al caso, da prevenire e perseguire penalmente senza garantire alcuna impunità. Se applicassimo questo principio, il Palio di Siena non dovrebbe più svolgersi. Pur dalla sua posizione abolizionista nei confronti dei palii e delle altre feste con animali, la Lav sollecita quindi i ministri di Salute e Interno ad approntare una urgente iniziativa legislativa volta a disciplinare in maniera restrittiva le corse di equidi svolte su percorsi cittadini, prevedendo, fra l’altro, obbligatoriamente e preventivamente analisi antidoping effettuate da enti terzi indipendenti come Unirelab; controlli veterinari, identificazione e accertamento delle buone condizioni fisiche e psichiche dei cavalli a cura di medici veterinari dell’Unire, non uso dei purosangue.

Viene chiesta inoltre l’applicazione dell’art. 8 del Decreto del presidente del Consiglio del febbraio 2003, che a distanza di oltre tre anni è stato attuato da una sola Regione con atto legislativo. In pratica viene chiesto che la pista delle corse sia ricoperta da materiale idoneo ad attutire i colpi degli zoccoli degli animali sul terreno asfaltato o cementato; che il percorso della gara, se su fondo asfaltato o in cemento, sia circoscritto con adeguate sponde capaci di ridurre il danno agli animali, nell’eventualità di una caduta, nonchè per garantire la sicurezza e l’incolumità delle persone che assistono alle manifestazioni.

La Lav sollecita anche una direttiva urgente del ministro dell’Interno alle Prefetture affinchè le Commissioni di vigilanza sui pubblici spettacoli non concedano il nulla osta per le corse di equidi in percorsi urbani delle Regioni che non hanno ancora recepito con atto legislativo e sanzioni l’articolo 8 del Dpcm in questione.